Street Art

Chi lo ha detto che Roma è solo antichità? A Roma esiste un’espressione creativa iper-contemporanea inedita e inaspettata: la street art, e il quartiere Ostiense ne è il fulcro. Nato all’inizio del XX secolo come quartiere della modernità ha accolto il primo polo industriale di Roma, negli anni si è trasformato in una zona popolare, fino a diventare oggi uno dei centri della cultura underground. In questa cornice post-industriale, qualche anno fa, è esplosa la street-art!

Oggi quest’area conta oltre trenta opere di street-artists italiani e stranieri tra cui Herbert Baglione, Sten&Lex, Blu, Momo, Kid Acne, Clemens Behr e molti altri…la galleria si rinnova continuamente: nuove opere vengono create e possono cancellare le vecchie.

Ci muoveremo nel quartiere alla ricerca di queste opere d’arte, vere esplosioni di colori e immagini che appaiono sui palazzi, i ponti, i pilastri; alcune provocano, altre invitano a riflettere, altre ancora sono poetiche o ironiche, tutte in comune hanno una forte carica espressiva che sovrasta le crepe, le rovine e ogni problematica sociale! Parleremo della carriera artistica di questi street-artists, capiremo le tecniche, il significato delle loro opere e il legame con il quartiere.

Paragonato a Brick Lane a Londra e a Belleville a Parigi per le nuove energie culturali che circolano, Ostiense mostra una Roma insolita e affascinante, che non è fossilizzata nel suo passato come solitamente si immagina.

Archeologia Classica

La piana dove oggi sorge il quartiere Testaccio era destinata a un uso commerciale fin dal II sec. a.C. . e caratterizzata dalla presenza di edifici funzionali a tale attività. A ridosso del Tevere fu realizzato il porto (Emporium) e, a poca distanza, i magazzini per la conservazione delle merci (Porticus Aemilia). Non lontano da lì, si creò una vera e propria discarica controllata dove si accumularono i resti di milioni di anfore olearie che hanno composto lo stupefacente Monte Testaccio (Mons Testaceus). La collina di cocci oggi é un sito archeologico unico nel suo genere ed è il fulcro del quartiere che da qui deriva il suo nome.

Nel distretto commerciale le attività fervevano senza interruzione e questo era il punto di arrivo, di stoccaggio e di distribuzione di enormi quantità di generi alimentari, tessuti e marmo necessari alla popolazione di una città che già allora era una metropoli.

Oggi, queste preziose testimonianze di epoca classica persistono nel quartiere attuale. Si trovano accanto o sono inglobate negli edifici moderni in un risultato di sorprendente convivenza.

Seguendo il percorso delle merci giunte in città, avremo occasione di parlare della vita quotidiana nell’antica Roma, approfondire gli aspetti pratici e, per una volta, mettere da parte i fasti della vita imperiale!

Percorrendo un tratto delle Mura Aureliane, la cinta costruita nel III sec. d.C. che sopravvive tuttora in buona parte della città, saremo condotti verso il punto di arrivo di questo percorso: la Piramide di Caio Cestio, sepolcro egittizzante del I sec a.C. e unica piramide superstite in città.

Archeologia Industriale

Con questo percorso vi invito a conoscere le testimonianze di archeologia industriale presenti in tutta la zona.

Nei quartieri Testaccio e Ostiense è nato il primo polo industriale di Roma. Sorto a ridosso del Tevere nell’Italia post-unitaria, é rimasto in funzione fin verso la seconda metà del ‘900 con le sue caratteristiche fabbriche, i magazzini, i ponti, i mercati.

Oggi, alcune delle strutture di questo distretto industriale sono state mirabilmente restaurate e destinate ad uso culturale, altre appaiono come amichevoli dinosauri dormienti.

Nel corso di questa visita osserverete, tra gli altri, il Gazometro, scoprirete i Magazzini Generali e entrerete nell’ex-Mattatoio, rivivendone l’antica funzione e ammirandone l’intervento di recupero. Luoghi che rievocheranno il periodo più recente e meno conosciuto della lunga storia di Roma.

Il percorso si concluderà con la visita della Centrale Elettrica Montemartini, uno degli esempi di archeologia industriale più significativo in Europa, oggi importante sede di una parte della collezione dei Musei Capitolini. La visita del museo è occasione di conoscere capolavori dell’arte antica (dall’età repubblicana a quella tardo-imperiale) collocati all’interno degli ambienti della ex Centrale termoelettrica. L’archeologia classica incontra quella industriale: eleganti sculture e raffinati mosaici si affiancano ai rudi macchinari produttivi, si valorizzano reciprocamente e creano un effetto di grande suggestione, unico nel suo genere.

Cimitero Acattolico

Un’isola anglosassone nel cuore di Roma è il Cimitero Acattolico, un luogo dell’anima, poetico e intenso.

Trecento anni fa, nella Roma dominata dai papi, chi non era cattolico non aveva il diritto di essere seppellito in terra consacrata. In questa zona di Roma che allora si presentava come aperta campagna, a ridosso della mura Aureliane e all’ombra di una celebre e antica tomba, la Piramide di Caio Cestio, iniziarono così a trovare sepoltura gli stranieri di religione protestante, molti di loro giovani nel compimento del Grand Tour. Nel tempo, vi hanno trovato riposo anche persone di varie religione e laiche.

Qui si trovano letterati, come i giovani poeti inglesi Keats e Shelley, il beatnik Gregory Corso; grandi pensatori; molti artisti e scienziati; persone meno note che hanno vissuto a Roma e alcuni illustri italiani la cui storia personale e creativa li ha resi “stranieri” in patria, come Antonio Gramsci, Dario Bellezza, Carlo Emilio Gadda.

Durante la visita, passeggeremo in una sorta di giardino come lo sono tutti i cimiteri protestanti, dove non si prova dolore o sconforto, ma un senso di pace e di speranza. Tra cipressi, pini, mirti e rose, osserveremo le molte tombe; alcune presentano decorazioni e sculture di struggente bellezza, altre epitaffi sereni o poetici o, anche, ironici. Tutte narrano di uomini e donne di ogni età, lingua e religione che hanno vissuto a Roma; molti venuti da lontano, alcuni dalla vita avventurosa nel pieno spirito romantico, altri vissuti a lungo in tranquillità.

La città si è trasformata tutt’intorno nel corso dei secoli, ma “lui” è rimasto l’angolo di sempre, circondato dalle sue mura e caratterizzato dalla sua quiete. “Potrebbe far innamorare qualcuno della morte, pensare di essere seppelliti in un posto così dolce.” scriveva il poeta Shelley di questo luogo, in queste righe per lui profetiche.